Mondo Cattolico

AVVENIRE – Papa Francesco: «Con la teoria del gender
si rischia un passo indietro»

 

AVVENIRE – Papa Francesco: “I piccoli non paghino le nostre colpe” 

AVVENIRE – Francesco: la guerra è una follia
Omelia pronunciata dal Papa durante la Messa al Sacrario militare di Redipuglia nel centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale.

TESTO PAPA FRANCESCO – UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER GLI OPERATORI SANITARI 

LA REPUBBLICA – Il Papa: “Come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili”

AVVENIRE – Il Papa: per fare la pace ci vuole più coraggio che per fare la guerra

AVVENIRE – Francesco nei luoghi di Gesù

AVVENIRE – Francesco nei luoghi di Gesù

Discorso di Papa Francesco all’assemblea della Cei – 19 maggio 2014
«Tu, seguimi»

A me sempre ha colpito come finisce questo dialogo fra Gesù e Pietro: “Seguimi!” (Gv 21,19). L’ultima parola. Pietro era passato per tanti stati d’animo, in quel momento: la vergogna, perché si ricordava delle tre volte che aveva rinnegato Gesù, e poi un po’ di imbarazzo, non sapeva come rispondere, e poi la pace, è stato tranquillo, con quel “Seguimi!”. Ma poi, è venuto il tentatore un’altra volta, la tentazione della curiosità: “Dimmi, Signore, e di questo [l’apostolo Giovanni] che puoi dirmi? Cosa succederà a questo?”. “A te non importa. Tu, seguimi”. Io vorrei andarmene con questo messaggio, soltanto… L’ho sentito mentre ascoltavo questo: “A te non importa. Tu, seguimi”. Quel seguire Gesù: questo è importante! E’ più importante da parte nostra. A me sempre, sempre ha colpito questo…
Vi ringrazio di questo invito, ringrazio il Presidente delle sue parole. Ringrazio i membri della Presidenza… Un giornale diceva, dei membri della Presidenza, che “questo è uomo del Papa, questo non è uomo del Papa, questo è uomo del Papa…”. Ma la presidenza, di cinque-sei, sono tutti uomini del Papa!, per parlare con questo linguaggio “politico”… Ma noi dobbiamo usare il linguaggio della comunione. Ma la stampa a volte inventa tante cose, no?
Nel preparami a questo appuntamento di grazia, sono tornato più volte sulle parole dell’Apostolo, che esprimono quanto ho – quanto abbiamo tutti – nel cuore: “Desidero ardentemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, perché ne siate fortificati, o meglio, per essere in mezzo a voi confortato mediante la fede che abbiamo in comune, voi ed io” (Rm 1, 11-12).
Ho vissuto quest’anno cercando di pormi sul passo di ciascuno di voi: negli incontri personali, nelle udienze come nelle visite sul territorio, ho ascoltato e condiviso il racconto di speranze, stanchezze e preoccupazioni pastorali; partecipi della stessa mensa, ci siamo rinfrancati ritrovando nel pane spezzato il profumo di un incontro, ragione ultima del nostro andare verso la città degli uomini, con il volto lieto e la disponibilità a essere presenza e vangelo di vita.
In questo momento, unite alla riconoscenza per il vostro generoso servizio, vorrei offrirvi alcune riflessioni con cui rivisitare il ministero, perché si conformi sempre più alla volontà di Colui che ci ha posto alla guida della sua Chiesa.
A noi guarda il popolo fedele. Il popolo ci guarda! Io ricordo un film: “I bambini ci guardano”, era bello. Il popolo ci guarda. Ci guarda per essere aiutato a cogliere la singolarità del proprio quotidiano nel contesto del disegno provvidenziale di Dio. E’ missione impegnativa la nostra: domanda di conoscere il Signore, fino a dimorare in Lui; e, nel contempo, di prendere dimora nella vita delle nostre Chiese particolari, fino a conoscerne i volti, i bisogni e le potenzialità. Se la sintesi di questa duplice esigenza è affidata alla responsabilità di ciascuno, alcuni tratti sono comunque comuni; e oggi vorrei indicarne ne indico tre, che contribuiscono a delineare il nostro profilo di Pastori di una Chiesa che è, innanzitutto, comunità del Risorto, quindi suo corpo e, infine, anticipo e promessa del Regno.
In questo modo intendo anche venire incontro – almeno indirettamente – a quanti si domandano quali siano le attese del Vescovo di Roma sull’Episcopato italiano.
1. Pastori di una Chiesa che è comunità del Risorto.
Chiediamoci, dunque: Chi è per me Gesù Cristo? Come ha segnato la verità della mia storia? Che dice di Lui la mia vita?
La fede, fratelli, è memoria viva di un incontro, alimentato al fuoco della Parola che plasma il ministero e unge tutto il nostro popolo; la fede è sigillo posto sul cuore: senza questa custodia, senza la preghiera assidua, il Pastore è esposto al pericolo di vergognarsi del Vangelo, finendo per stemperare lo scandalo della croce nella sapienza mondana.
Le tentazioni, che cercano di oscurare il primato di Dio e del suo Cristo, sono “legione” nella vita del Pastore: vanno dalla tiepidezza, che scade nella mediocrità, alla ricerca di un quieto vivere, che schiva rinunce e sacrificio. E’ tentazione la fretta pastorale, al pari della sua sorellastra, quell’accidia che porta all’insofferenza, quasi tutto fosse soltanto un peso. Tentazione è la presunzione di chi si illude di poter far conto solamente sulle proprie forze, sull’abbondanza di risorse e di strutture, sulle strategie organizzative che sa mettere in campo. Tentazione è accomodarsi nella tristezza, che mentre spegne ogni attesa e creatività, lascia insoddisfatti e quindi incapaci di entrare nel vissuto della nostra gente e di comprenderlo alla luce del mattino di Pasqua.
Fratelli, se ci allontaniamo di Gesù Cristo, se l’incontro con Lui perde la sua freschezza, finiamo per toccare con mano soltanto la sterilità delle nostre parole e delle nostre iniziative. Perché i piani pastorali servono, ma la nostra fiducia è riposta altrove: nello Spirito del Signore, che – nella misura della nostra docilità – ci spalanca continuamente gli orizzonti della missione.
Per evitare di arenarci sugli scogli, la nostra vita spirituale non può ridursi ad alcuni momenti religiosi. Nel succedersi dei giorni e delle stagioni, nell’avvicendarsi delle età e degli eventi, alleniamoci a considerare noi stessi guardando a Colui che non passa: spiritualità è ritorno all’essenziale, a quel bene che nessuno può toglierci, la sola cosa veramente necessaria. Anche nei momenti di aridità, quando le situazioni pastorali si fanno difficili e si ha l’impressione di essere lasciati soli, essa è manto di consolazione più grande di ogni amarezza; è metro di libertà dal giudizio del cosiddetto “senso comune”; è fonte di gioia, che ci fa accogliere tutto dalla mano di Dio, fino a contemplarne la presenza in tutto e in tutti.
Non stanchiamoci, dunque, di cercare il Signore – di lasciarci cercare da Lui –, di curare nel silenzio e nell’ascolto orante la nostra relazione con Lui. Teniamo fisso lo sguardo su di Lui, centro del tempo e della storia; facciamo spazio alla sua presenza in noi: è Lui il principio e il fondamento che avvolge di misericordia le nostre debolezze e tutto trasfigura e rinnova; è Lui ciò che di più prezioso siamo chiamati a offrire alla nostra gente, pena il lasciarla in balìa di una società dell’indifferenza, se non della disperazione. Di Lui – anche se lo ignorasse – vive ogni uomo. In Lui, Uomo delle Beatitudini – pagina evangelica che torna quotidianamente nella mia meditazione – passa la misura alta della santità: se intendiamo seguirlo, non ci è data altra strada. Percorrendola con Lui, ci scopriamo popolo, fino a riconoscere con stupore e gratitudine che tutto è grazia, perfino le fatiche e le contraddizioni del vivere umano, se queste vengono vissute con cuore aperto al Signore, con la pazienza dell’artigiano e con il cuore del peccatore pentito.
La memoria della fede è così compagnia, appartenenza ecclesiale: ecco il secondo tratto del nostro profilo.
2. Pastori di una Chiesa che è corpo del Signore
Proviamo, ancora, a domandarci: che immagine ho della Chiesa, della mia comunità ecclesiale? Me ne sento figlio, oltre che Pastore? So ringraziare Dio, o ne colgo soprattutto i ritardi, i difetti e le mancanze? Quanto sono disposto a soffrire per essa?
Fratelli, la Chiesa – nel tesoro della sua vivente Tradizione, che da ultimo riluce nella testimonianza santa di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II – è l’altra grazia di cui sentirci profondamente debitori. Del resto, se siamo entrati nel Mistero del Crocifisso, se abbiamo incontrato il Risorto, è in virtù del suo corpo, che in quanto tale non può che essere uno. E’ dono e responsabilità, l’unità: l’esserne sacramento configura la nostra missione. Richiede un cuore spogliato di ogni interesse mondano, lontano dalla vanità e dalla discordia; un cuore accogliente, capace di sentire con gli altri e anche di considerarli più degni di se stessi. Così ci consiglia l’apostolo.
In questa prospettiva suonano quanto mai attuali le parole con cui, esattamente cinquant’anni fa, il Venerabile Papa Paolo VI – che avremo la gioia di proclamare beato il prossimo 19 ottobre, a conclusione del Sinodo Straordinario dei Vescovi sulla famiglia – si rivolgeva proprio ai membri della Conferenza Episcopale Italiana e poneva come “questione vitale per la Chiesa” il servizio all’unità: “E’ venuto il momento (e dovremmo noi dolerci di ciò?) di dare a noi stessi e di imprimere alla vita ecclesiastica italiana un forte e rinnovato spirito di unità”. Vi sarà dato oggi questo discorso. E’ un gioiello. E’ come se fosse stato pronunciato ieri, è così.
Ne siamo convinti: la mancanza o comunque la povertà di comunione costituisce lo scandalo più grande, l’eresia che deturpa il volto del Signore e dilania la sua Chiesa. Nulla giustifica la divisione: medio cedere, meglio rinunciare – disposti a volte anche a portare su di sé la prova di un ingiustizia – piuttosto che lacerare la tunica e scandalizzare il popolo santo di Dio.
Per questo, come Pastori, dobbiamo rifuggire da tentazioni che diversamente ci sfigurano: la gestione personalistica del tempo, quasi potesse esserci un benessere a prescindere da quello delle nostre comunità; le chiacchiere, le mezze verità che diventano bugie, la litania delle lamentele che tradisce intime delusioni; la durezza di chi giudica senza coinvolgersi e il lassismo di quanti accondiscendono senza farsi carico dell’altro. Ancora: il rodersi della gelosia, l’accecamento indotto dall’invidia, l’ambizione che genera correnti, consorterie, settarismo: quant’è vuoto il cielo di chi è ossessionato da se stesso … E, poi, il ripiegamento che va a cercare nelle forme del passato le sicurezze perdute; e la pretesa di quanti vorrebbero difendere l’unità negando le diversità, umiliando così i doni con cui Dio continua a rendere giovane e bella la sua Chiesa…
Rispetto a queste tentazioni, proprio l’esperienza ecclesiale costituisce l’antidoto più efficace. Promana dall’unica Eucaristia, la cui forza di coesione genera fraternità, possibilità di accogliersi, perdonarsi e camminare insieme; Eucaristia, da cui nasce la capacità di far proprio un atteggiamento di sincera gratitudine e di conservare la pace anche nei momenti più difficili: quella pace che consente di non lasciarsi sopraffare dai conflitti – che poi, a volte, si rivelano crogiolo che purifica – come anche di non cullarsi nel sogno di ricominciare sempre altrove.
Una spiritualità eucaristica chiama a partecipazione e collegialità, per un discernimento pastorale che si alimenta nel dialogo, nella ricerca e nella fatica del pensare insieme: non per nulla Paolo VI, nel discorso citato – dopo aver definito il Concilio “una grazia”, “un’occasione unica e felice”, “un incomparabile momento”, “vertice di carità gerarchica e fraterna”, “voce di spiritualità, di bontà e di pace al mondo intero” – ne addita, quale “nota dominante”, la “libera e ampia possibilità d’indagine, di discussione e di espressione”. E questo è importante, in un’assemblea. Ognuno dice quello che sente, in faccia, ai fratelli; e questo edifica la Chiesa, aiuta. Senza vergogna, dirlo, così…
E’ questo il modo, per la Conferenza episcopale, di essere spazio vitale di comunione a servizio del’unità, nella valorizzazione delle diocesi, anche delle più piccole. A partire dalle Conferenze regionali, dunque, non stancatevi di intessere tra voi rapporti all’insegna dell’apertura e della stima reciproca: la forza di una rete sta in relazioni di qualità, che abbattono le distanze a avvicinano i territori con il confronto, lo scambio di esperienze, la tensione alla collaborazione.
I nostri sacerdoti, voi lo sapete bene, sono spesso provati dalle esigenze del ministero e, a volte, anche scoraggiato dall’impressione dell’esiguità dei risultati: educhiamoli a non fermarsi a calcolare entrate e uscite, a verificare se quanto si crede di aver dato corrisponde poi al raccolto: il nostro – più che di bilanci – è il tempo di quella pazienza che è il nome dell’amore maturo, la verità del nostro umile, gratuito e fiducioso donarsi alla Chiesa. Puntate ad assicurare loro vicinanza e comprensione, fate che nel vostro cuore possano sentirsi sempre a casa; curatene la formazione umana, culturale, affettiva e spirituale; l’Assemblea straordinaria del prossimo novembre, dedicata proprio alla vita dei presbiteri, costituisce un’opportunità da preparare con particolare attenzione.
Promuovete la vita religiosa: ieri la sua identità era legata soprattutto alle opere, oggi costituisce una preziosa riserva di futuro, a condizione che sappia porsi come segno visibile, sollecitazione per tutti a vivere secondo il Vangelo. Chiedete ai consacrati, ai religiosi e alle religiose di essere testimoni gioiosi: non si può narrare Gesù in maniera lagnosa; tanto più che, quando si perde l’allegria, si finisce per leggere la realtà, la storia e la stessa propria vita sotto una luce distorta.
Amate con generosa e totale dedizione le persone e le comunità: sono le vostre membra! Ascoltate il gregge. Affidatevi al suo senso di fede e di Chiesa, che si manifesta anche in tante forme di pietà popolare. Abbiate fiducia che il popolo santo di Dio ha il polso per individuare le strade giuste. Accompagnate con larghezza la crescita di una corresponsabilità laicale; riconoscete spazi di pensiero, di progettazione e di azione alle donne e ai giovani: con le loro intuizioni e il loro aiuto riuscirete a non attardarvi ancora su una pastorale di conservazione – di fatto generica, dispersiva, frammentata e poco influente – per assumere, invece, una pastorale che faccia perno sull’essenziale. Come sintetizza, con la profondità dei semplici, Santa Teresa di Gesù Bambino: “Amarlo e farlo amare”. Sia il nocciolo anche degli Orientamenti per l’annuncio e la catechesi che affronterete in queste giornate.
Fratelli, nel nostro contesto spesso confuso e disgregato, la prima missione ecclesiale rimane quella di essere lievito di unità, che fermenta nel farsi prossimo e nelle diverse forme di riconciliazione: solo insieme riusciremo – e questo è il tratto conclusivo del profilo del Pastore – a essere profezia del Regno.
3. Pastori di una Chiesa anticipo e promessa del Regno
A questo proposito, chiediamoci: Ho lo sguardo di Dio sulle persone e sugli eventi? “Ho avuto fame…, ho avuto sete…, ero straniero…, nudo…, malato…, ero in carcere” (Mt 25,31-46): temo il giudizio di Dio? Di conseguenza, mi spendo per spargere con ampiezza di cuore il seme del buon grano nel campo del mondo?
Anche qui, si affacciano tentazioni che, assommate a quelle su cui già ci siamo soffermati, ostacolano la crescita del Regno, il progetto di Dio sulla famiglia umana. Si esprimono sulla distinzione che a volte accettiamo di fare tra “i nostri” e “gli altri”; nelle chiusure di chi è convinto di averne abbastanza dei propri problemi, senza doversi curare pure dell’ingiustizia che è causa di quelli altrui; nell’attesa sterile di chi non esce dal proprio recinto e non attraversa la piazza, ma rimane a sedere ai piedi del campanile, lasciando che il mondo vada per la sua strada.
Ben altro è il respiro che anima la Chiesa. Essa è continuamente convertita dal Regno che annuncia e di cui è anticipo e promessa: Regno che è e che viene, senza che alcuno possa presumere di definirlo in modo esauriente; Regno che rimane oltre, più grande dei nostri schemi e ragionamenti, o che – forse più semplicemente – è tanto piccolo, umile e nascosto nella pasta dell’umanità, perché dispiega la sua forza secondo i criteri di Dio, rivelati nella croce del Figlio.
Servire il Regno comporta di vivere decentrati rispetto a se stessi, protesi all’incontro che è poi la strada per ritrovare veramente ciò che siamo: annunciatori della verità di Cristo e della sua misericordia. Verità e misericordia: non disgiungiamole. Mai! “La carità nella verità – ci ha ricordato Papa Benedetto XVI – è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera” (Enc. Caritas in veritate, 1). Senza la verità, l’amore di risolve in una scatola vuota, che ciascuno riempie a propria discrezione: e “un cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali”, che in quanto tali non incidono sui progetti e sui processi di costruzione dello sviluppo umano (ibid., 4).
Con questa chiarezza, fratelli, il vostro annuncio sia poi cadenzato sull’eloquenza dei gesti. Mi raccomando: l’eloquenza dei gesti.
Come Pastori, siate semplici nello stile di vita, distaccati, poveri e misericordiosi, per camminare spediti e non frapporre nulla tra voi e gli altri.
Siate interiormente liberi, per poter essere vicini alla gente, attenti a impararne la lingua, ad accostare ognuno con carità, affiancando le persone lungo le notti delle loro solitudini, delle loro inquietudini e dei loro fallimenti: accompagnatele, fino a riscaldare loro il cuore e provocarle così a intraprendere un cammino di senso che restituisca dignità, speranza e fecondità alla vita.
Tra i “luoghi” in cui la vostra presenza mi sembra maggiormente necessaria e significativa – e rispetto ai quali un eccesso di prudenza condannerebbe all’irrilevanza – c’è innanzitutto la famiglia. Oggi la comunità domestica è fortemente penalizzata da una cultura che privilegia i diritti individuali e trasmette una logica del provvisorio. Fatevi voce convinta di quella che è la prima cellula di ogni società. Testimoniatene la centralità e la bellezza. Promuovete la vita del concepito come quella dell’anziano. Sostenete i genitori nel difficile ed entusiasmante cammino educativo. E non trascurate di chinarvi con la compassione del samaritano su chi è ferito negli affetti e vede compromesso il proprio progetto di vita.
Un altro spazio che oggi non è dato di disertare è la sala d’attesa affollata di disoccupati: disoccupati, cassintegrati, precari, dove il dramma di chi non sa come portare a casa il pane si incontra con quello di chi non sa come mandare avanti l’azienda. E’ un’emergenza storica, che interpella la responsabilità sociale di tutti: come Chiesa, aiutiamo a non cedere al catastrofismo e alla rassegnazione, sostenendo con ogni forma di solidarietà creativa la fatica di quanti con il lavoro si sentono privati persino della dignità.
Infine, la scialuppa che si deve calare è l’abbraccio accogliente ai migranti: fuggono dall’intolleranza, dalla persecuzione, dalla mancanza di futuro. Nessuno volga lo sguardo altrove. La carità, che ci è testimoniata dalla generosità di tanta gente, è il nostro modo vivere e di interpretare la vita: in forza di questo dinamismo, il Vangelo continuerà a diffondersi per attrazione.
Più in generale, le difficili situazioni vissute da tanti nostri contemporanei, vi trovino attenti e partecipi, pronto a ridiscutere un modello di sviluppo che sfrutta il creato, sacrifica le persone sull’altare del profitto e crea nuove forma di emarginazione e di esclusione. Il bisogno di un nuovo umanesimo è gridato da una società priva di speranza, scossa in tante sue certezze fondamentali, impoverita da una crisi che, più che economica, è culturale, morale e spirituale.
Considerando questo scenario, il discernimento comunitario sia l’anima del percorso di preparazione al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel prossimo anno: aiuti, per favore, a non fermarsi sul piano – pur nobile – delle idee, ma inforchi occhiali capaci di cogliere e comprendere la realtà e, quindi, strade per governarla, mirando a rendere più giusta e fraterna la comunità degli uomini.
Andate incontro a chiunque chieda ragione della speranza che è in voi: accoglietene la cultura, porgetegli con rispetto la memoria della fede e la compagnia della Chiesa, quindi i segni della fraternità, della gratitudine e della solidarietà, che anticipano nei giorni dell’uomo i riflessi della Domenica senza tramonto.
Cari fratelli, è grazia il nostro convenire di questa sera e, più in generale, di questa vostra assemblea; è esperienza di condivisione e di sinodalità; è motivo di rinnovata fiducia nello Spirito Santo: a noi cogliere il soffio della sua voce per assecondarlo con l’offerta della nostra libertà.
Vi accompagno con la mia preghiera e la mia vicinanza. E voi pregate per me, soprattutto alla vigilia di questo viaggio che mi vede pellegrino ad Amman, Betlemme e Gerusalemme a 50 anni dallo storico incontro tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora: porto con ma la vostra vicinanza partecipe e solidale alla Chiesa Madre e alle popolazioni che abitano la terra benedetta in cui Nostro Signore è vissuto, morto e risorto. Grazie.

AVVENIRE – Trecentomila in una classe grande come San Pietro

OMELIA PAPA FRANCESCO – MESSA PER I PARLAMENTARI

AVVENIRE – 13 marzo 2014
Un anno insieme a Papa Francesco

AVVENIRE – 26 febbraio 2014
Lettera inviata dal Papa a tutte le famiglie del mondo in preparazione al Sinodo dei vescovi che, tra il 2014 e il 2015, dedicherà due assemblee proprio al tema della famiglia.

LA STAMPA – 26 febbraio 2014
Lettera: “Vi spiego perchè non sono più il Papa”

AVVENIRE – 23 febbraio 2014
Francesco: comunione con me e tra di voi. Il Pontefice crea 19 nuovi porporati. In San Pietro l’abbraccio a Benedetto XVI

AVVENIRE – 4 febbraio 2014
Cinque parole per la vita. La lezione di Papa Francesco

AVVENIRE – 14 gennaio 2014
Cardinali dalle periferie del mondo

LA STAMPA – 15 dicembre 2013
Intervista Papa Francesco: “Mai avere paura della tenerezza”

ESORTAZIONE APOSTOLICA EVANGELII GAUDIUM DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI VESCOVI AI PRESBITERI E AI DIACONI ALLE PERSONE CONSACRATE E AI FEDELI LAICI SULL’ANNUNCIO DEL VANGELO NEL MONDO ATTUALE

AVVENIRE – 27 novembre 2013
Il Papa: una Chiesa con le porte aperte

FESTIVAL DELLA DOTTRINA SOCIALE
Verona, 21-24 novembre

AVVENIRE – 15 novembre 2013
VISITA DI PAPA FRANCESCO AL QURINALE
“Vicini nel segno fecondo del Concordato”

“Papa-Napolitano, fronte della solidarietà”

Presentazione delle conclusioni della 47° Settimana sociale dei cattolici italiani
“La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”
Camera dei Deputati – Mercoledì 30 ottobre, h. 19.00

AVVENIRE – 26 ottobre 2013
Testo integrale del discorso rivolto da Papa Francesco ai partecipanti dell’assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia

Famiglia, vivi la gioia della fede! Pellegrinaggio alla Tomba di San Pietro, nell’Anno della Fede
Roma, 26 e 27 ottobre 2013

AVVENIRE – 9 ottobre 2013
Famiglia e annuncio nel primo Sinodo indetto da Francesco

LA REPUBBLICA – 1 ottobre 2013

Dialogo tra Papa Francesco e Eugenio Scalfari “Il Papa: così cambierò la Chiesa”

AVVENIRE – 1 ottobre 2013
Roncalli e Wojtyla santi il 27 aprile

Workshop “Trafficking in human beings: modern slavery. Destitute peoples and the message of Jesus Christ”
Roma, Potificia Accademia delle Scienze Sociali – 2 e 3 novembre 2013

PROLUSIONE DEL CARD. ANGELO BAGNASCO, PRESIDENTE CEI, AL CONSIGLIO PERMANENTE – 23 settembre 2013

AVVENIRE – 21 settembre 2013
Il Papa ai ginecologi: la vita è sempre sacra e inviolabile

LA CIVILTA’ CATTOLICA – Intervista a Papa Francesco

MATERCARE INTERNATIONAL – 10TH INTERNATIONAL CONFERENCE
CATHOLICISM AND MATERNAL HEALTH CARE

MaterCare International, dal 18 al 22 settembre, organizzerà una conferenza sul tema “The New Evangelisation, the Practice of Obstetrics, and the Care of Mothers” che vedrà la partecipazioni di medici e leader religiosi.
Questa edizione si terrà a Roma per commemorare l’Anno della Fede.
I partecipanti, provenienti da tutto il mondo, saranno ricevuti in Udienza da Papa Francesco, venerdì 20 settembre, alle ore 12.00.
Successivamente, alle ore 15.30, l’On. Gian Luigi Gigli terrà il suo intervento su “Conscientious Objection Under Attack: Insights from the Perspective of Human Rights”.

AVVENIRE – 10 settembre 2013

Il Papa: l’umanità ha bisogno di gesti di pace

AVVENIRE – 8 settembre 2013
Papa Francesco: “La guerra segna sempre una sconfitta dell’umanità”

47ª SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI ITALIANI: “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”
Torino, 12 – 15 settembre 2013

“La famiglia, speranza e futuro per la società italiana” è il tema della 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si terrà a Torino dal 12 al 15 settembre.
Il Comitato Scientifico e Organizzatore, nella lettera d’invito, spiega che «il tema della famiglia intesa come da sempre insegnano l’esperienza umana e giuridica e anche la Chiesa, cioè fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna e aperta alla vita, è stato scelto nella ferma convinzione che si tratti di un tema centrale per il bene comune del Paese, ricordando che tale tema era già presente nei vari punti dell’agenda proposta alla Settimana Sociale di Reggio Calabria».
Le Settimane Sociali, come evidenziato nel Documento preparatorio, «intendono essere un’iniziativa culturale ed ecclesiale di alto profilo, capace di affrontare e se possibile anticipare gli interrogativi e le sfide talvolta radicali poste dall’attuale evoluzione della società. La Chiesa italiana in questo spirito vuole non solo garantirsi uno strumento di ascolto e di ricerca, ma anche offrire ai centri e agli istituti di cultura, agli studiosi e agli operatori sociali, occasioni di confronto e di approfondimento su quel che sta avvenendo e su quel che si deve fare per la crescita globale della società».
La partecipazione alla Settimana Sociale è riservata alle delegazioni diocesane e associative.

AVVENIRE – 3 settembre 2013
La pace in gioco

AVVENIRE – 1 settembre 2013
Pietro Parolin nuovo segretario di Stato

AVVENIRE – 30 luglio 2013
GMG 2013: Testo dell’omelia pronunciata da Papa Francesco durante la Messa che ha concluso domenica scorsa la Giornata mondiale della gioventù a Rio.

AVVENIRE – 30 luglio 2013
GMG 2013: Ampi stralci del discorso rivolto domenica daPpapa Francesco ai vescovi responsabili del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam)in occasione della riunione generale di coordinamento.

AVVENIRE – 28 luglio 2013
GMG 2013: “Siate terreno buono e ateleti di Cristo”. Nella Veglia a Copacabana, Francesco dialogoa con i giovani: nel vostro cuore c’è il desiderio di costruire un mondo migliore.

AVVENIRE – 28 luglio 2013
GMG 2013: Stralci del discorso del Papa all’episcopato del Brasile.

AVVENIRE – 27 luglio 2013
GMG 2013: Nella Croce il coraggio dell’amore. A Copacabana la Via Crucis con il Papa: “Così Cristo accoglie le nostre sofferenze”

AVVENIRE – 26 luglio 2013
GMG 2013: Testo dell’omelia pronunciata da Papa Francesco durante la cerimonia di accoglienza dei giovani

AVVENIRE – 25 luglio 2013
GMG 2013: Testo dell’omelia pronunciata da Papa Francesco durante la Messa celebrata nel Santuario Mariano di Aparecida.

Ecco il mio intervento alla presentazione del volume “La carità politica. I parlamentari italiani commentano i discorsi di Benedetto XVI alle donne ed agli uomini impegnati nelle istituzioni civili” a cura di Mons. Lorenzo Leuzzi, cappellano della Camera dei Deputati, tenutosi a Roma, presso la Biblioteca Angelica, giovedì 13 giugno 2013.

AVVENIRE SU ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO
Tutti uniti da un’unica “vocazione all’amore”

Il premier Enrico Letta incontrerà Papa Francesco
Il presidente del Consiglio italiano verrà ricevuto in visita privata dal Pontefice il prossimo 4 luglio, in Vaticano

Enrico Letta incontra Papa Francesco. Lo ha confermato oggi padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che ha riferito anche che il presidente del Consiglio italiano verrà ricevuto in visita privata dal Santo Padre il prossimo giovedì 4 luglio, alle ore 11, in Vaticano.
Subito dopo l’udienza con il Pontefice – ha informato ancora il portavoce vaticano – l’on. Letta incontrerà il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Per Papa Francesco si tratta della seconda visita con una delle alte cariche dello Stato italiano: già lo scorso 8 giugno, aveva ricevuto il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, nel Palazzo Apostolico.

Giornata per la carità del Papa

Domenica 30 giugno si celebrerà in Italia la Giornata per la carità del Papa. Sarà una felice occasione per rinnovare l´antichissimo gesto di fraternità, di comunione e di solidarietà compiuto dalle diverse comunità ecclesiali sparse per il mondo di allora in risposta alla richiesta di aiuto rivolta dalla Chiesa di Gerusalemme (Gal 2, 9-10).
La Giornata invita tutti i credenti ad impegnarsi in un gesto di profondo significato spirituale ed ecclesiale, segno concreto e vivo del legame di comunione che tutta la Chiesa ha con il Santo Padre come successore di Pietro.

 

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