Avvenire – Londra. Un’agonia di 7 ore per Isaiah. Ora Alfie?

Nelle braccia del papà che lo guarda intensamente mentre la mamma ha una mano appoggiata sulla sua fronte. Così è morto, alle 19.50 di mercoledì, Isaiah Haastrup, il piccolo di 12 mesi, ricoverato al King’s College Hospital di Londra, affetto da una grave disabilità causata da mancanza di ossigeno alla nascita. Sono stati i genitori – Takesha Thomas e Lanre Haastrup – a diffondere la foto su Facebook raccontando le ultime ore di vita del figlio, quelle nelle quali il bambino, privato del tubo nelle vie respiratorie, è stato comunque in grado di respirare da solo, smentendo così i medici che avevano staccato la spina dei supporti vitali per eseguire le sentenze che li autorizzavano a farlo. Per i giudici la morte era «nel suo miglior interesse » essendo la sua situazione irrecuperabile. «Quattro ore. Sei ore. Gesù, continua a vivere», ha scritto il padre. Poi la fine, dopo 7 ore di agonia senza respirazione assistita. «Isaiah è morto. Grazie per tutto il vostro sostegno ». E un ultimo tributo del papà al figlio. «Sono orgoglioso di essere stato tuo padre, mi dispiace di non essere riuscito a proteggerti». E anche: «Signore. Ti ringraziamo per la vita di Isaiah».
La sentenza definitiva sul piccolo è stata pronunciata dalla Corte europea dei diritti umani dichiarando inammissibile il ricorso di Takesha Thomas e Lanre Haastrup contro la sentenza dell’Alta Corte di Londra che aveva dato il via libera per interrompere i supporti vitali. Per Roger Kiska, portavoce del Christian Legal Centre, associazione per la vita, «Isaiah, come già Charlie Gard diventerà un monito su come lo Stato possa violare la volontà di papà e mamma che, più di chiunque altro, hanno a cuore l’interesse dei figli».
Un barlume di speranza resta ai genitori di Alfie Evans, il bambino di 21 mesi affetto da una malattia rara e ancora ignota. I medici dell’Alder Hay Children Hospital di Liverpool hanno chiesto ai giudici di sospendere alimentazione e respirazione assistite, ma i genitori ricorreranno alla Corte Suprema contro la sentenza della Corte di appello favorevole a una soluzione come quella che ha portato alla morte di Isaiah. Di «strage di bambini per decisione giudiziaria lasciati morire senza alcuna pietà nonostante l’opposizione dei genitori » parla il presidente del Movimento per la Vita italiano Gian Luigi Gigli che chiede al nuovo Parlamento di correggere la legge sul biotestamento per evitare che «possa causare anche in Italia» vicende simili.
Avvenire 090318

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